Alla goccia che mi è caduta in testa passando sotto al tuo balcone @ Fondazione Galleria Milano, Milano


Alla Goccia che mi è caduta in testa passando sotto al tuo balcone
Volevamo fare bollire il naviglio e creare la nebbia
con la fame di un ladro in fuga, lo stomaco vuoto,
ma un porta tovaglioli d’argento saldo nella tasca.
Pisciando in mare urteremo le alghe e le conchiglie tutte
già offese delle robe che sputa l’uomo in forma di schiuma
che in poco torna calma che vien voglia di assaggiarla.
Acquolina, così piccina, poteva essere la bava colante
di un cane randagio cacciato con la candeggina.
Sotto un nido che a sua volta è sotto un tetto.
La nuvola di una ciminiera respirata in petto.
L’alone cangiante della benzina nelle pozzanghere
e della superficie delle bolle di sapone in controluce.
L’incoscienza è iridescenza.
Ti aggrediremo con i denti che hanno solo le parole scritte a mano o i disegni.
Gesti patetici che divengono poetici, come l’olio che trapela e affiora,
galleggia e affonda e calando sporca.
Come il nero della seppia divenuta preda si diluisce poi in tutto il mare.
Il tuo governo mi lecca gli occhi fino a dietro alla retina,
dentro, nel buco per rubare il sale.
Limpida e condita come la lacrima, liscia come la saliva.
Non resisteva più e l’ha fatto qui, perché non piove o userei il fazzoletto.
Ho il sentore che tutto finisca presto forse proprio oggi stesso.
Quell’illusione di avercela fatta profumata di cola.
Però è la puzza di piscio ai piedi dell’albero a cui ti hanno appeso.
Montagna, qual è il tuo problema? La pioggia che ti taglia?
Come spremere un sasso, anche cercando di scrivere porcate, escano sempre cose meravigliose.
Contaminare il sentimento che colma l’anima,
come un vaso di vino in cui cade un cucchiaio di aceto.
Annaffiamo le piante del mio nemico, farò un lago sul tavolo quando non ci sarete più.
Giovanni Oberti, 2026