7a 2011 Giovanni Oberti Senza titolo (Oggetti dipinti)

Senza titolo (Oggetti dipinti), 2011
Lastra di vetro, carta, grafite, polvere
46,5 x 181 cm.

Untitled (Painted objects), 2011
Glass, paper, graphite, dust
46,5 x 181 cm.

7b 2011 Giovanni Oberti Senza titolo (Oggetti dipinti)

Senza titolo (Oggetti dipinti), 2011
Specchiera, carta, grafite, polvere
96 x 81 cm.

Untitled (Painted objects), 2011
Mirror, paper, graphite, dust
96 x 81 cm.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senza titolo (Oggetti dipinti)

by Massimo Marchetti

Lo specchio si manifesta sparendo. Normalmente ci accorgiamo di essere di fronte a uno specchio quando percepiamo una realtà che per un attimo ci inquieta: quella persona che mi sta davanti sono proprio io. Per tener sotto controllo questo potenziale disturbante è fondamentale la presenza della cornice, e non si può evitare di pensare a quanto lo spec- chio sia un oggetto che assomiglia allʼarte, minaccia incandescente verso ogni identità, oltre che pietra di paragone per la mimesis.

Ora consideriamo questo specchio di foggia borghese e con un proprio passato, voltato, ricoperto compattamente con mani di grafie e appoggiato a una parete. Giovanni Oberti in più occasioni ha rivelato il “negativo” delle cose, magari nascosto del tempo o dallo spazio, e anche in questa occasione sembra emergere la forma di un calco. Se per Oberti la grafi- te rende visibile lʼastrazione, dal momento che tradizionalmente è il mezzo attraverso cui lʼidea ha la sua prima ricaduta sensibile facendosi progetto, questo “oggetto dipinto” non è una semplice scultura. Lʼimpressione è quella di unʼimmagine fluida (ma si può definire “immagine” quella prodotta da uno specchio?) riportata a una tangibile densità, come un fatto che corregga unʼillusione. Ma dietro alla guaina grigia cʼè una lastra che ha assorbito e rigettato una realtà ininterrotta, un vertiginoso condensatore di immagini fissato da un gesto pittorico particolarmente duro. È un sigillo a ciò che ha imbevuto il recto senza mai fuoriuscito dal verso, lʼemulsione per un tempo e uno spazio impigliati nello spessore del vetro e che non possiamo recuperare. Una superficie senza inganni non può produrre in- quietudini, ma diventa totalmente muta. Ora lʼoggetto ci appare come un elegante scudo, o un austero blasone. Qualcosa che, con violenza o garbo, ci tiene comunque a distanza.